La Campagna

    Marsiglia (Francia), 1995

    Non c’è da stupirsi che alcuni dei più grandi scrittori hard boiled, come Jean Claude Izzo e Philippe Carrese, siano nati e cresciuti a Marsiglia, dove il materiale per storie nere e gialle abbonda. Questa settimana ci sono stati tre omicidi, due a colpi di kalashnikov, un’arma da guerra, e nove in quattro mesi. In luoghi diversi: nei quartieri Sud, più agiati, nei quartieri Nord in larga misura ghettizzati, in centro o quasi. Alcuni parlano di una battaglia per il controllo del traffico di droga, Marsiglia è un crocevia decisivo per l’Europa.

    Si starebbero scontrando la mafia corsa, l’unione corsa più precisamente, ramificata su tutto il territorio francese e oltre fino in Italia, Germania ecc.., e le organizzazioni di origine maghrebina che dominano le cités, quegli aggregati di immobili a basso prezzo, spesso torri o lunghi serpentoni, qua si chiamano barres, barre, abitati da immigrati, beurs, rom e poveri di ogni colore, organizzazioni che forse vogliono estendersi anche al grande traffico internazionale.

    In realtà le cose potrebbero essere più complicate, o più semplici. Per ora gli investigatori hanno una sola certezza, che all’origine c’è il mercato della droga, o almeno questo è tutto ciò che lasciano trapelare. Intanto il prefetto se ne è uscito con una proposta che fa molto discutere: demolire a colpi di dinamite uno degli immobili che è porto franco per i dealer all’interno della cité Le Clos La Rose, nel XIII. Le citè sono 150 (centocinquanta) a Marsiglia, non sono banlieue, cioè comuni della periferia, stanno dentro il territorio comunale, che è molto esteso, degradate ma incistate nel tessuto urbano. Per esempio la cité Bellevue traversata dalla rue Felix-Pyat, che ha fama di essere la “più insalubre di Francia” sta nel III arrondissement.

    Siccome se ne parla molto, siamo andati a vederne una, La Cayolle, che sta all’estremo sud, nel mezzo di un quartiere di media borghesia, non lontano dall’inizio dei calanchi, quel meraviglioso paesaggio che i turisti vedono dalla barca. E’ una antica bidonville, poi ricostruita con case popolari di due tre piani, una piccola enclave dove aveva il suo regno uno dei più noti padrini marsigliesi, Gaetano “Tany” Zampa che nel 1984 morirà suicida nella prigione delle Baumettes, ma la cui memoria in certi ambienti ancora oggi si conserva e venera. Il quartiere è ben guardato, ci sono giovani e giovanissimi agli angoli delle strade in entrata, e una macchina bruciata a segnare il confine. In automobile percorriamo il perimetro un paio di volte, piano, alla terza svolta i ragazzi sono stati raggiunti da alcuni adulti, e il nostro autista decide che il giro è finito. Succede che gli estranei vengano presi a sassate, e anche fucilate di piccolo calibro.

    Nel quartiere ci sono tre scuole elementari, insomma la frontiera è porosa e con certi accorgimenti, permeabile, ma bisogna muoversi con cautela, e viene da chiedersi come fanno i bambini che notoriamente sono riottosi ai confini. La mia guida spiega che s’impara presto a distinguere, insomma la discriminazione non li risparmia, da una parte come dall’altra del confine, invisibile ma quanto reale e pesante, i bimbi imparano a muoversi per non incorrere in un territorio ostile. Se poi si va su internet si scoprono siti interessanti, per esempio nel blog skyrock sta scritto: j’baiserai la France jusqu’a ce qu’elle m’aime, io fotterò la Francia fino a che lei mi ami. C’è questa relazione di amore/odio tra molti giovani di queste citè e la Francia, una sorta di disperato amore e/o di appassionato amoroso odio.

    Poi però arriva la criminalità organizzata che sfrutta questi sentimenti, che arruola, che rende la vita difficile alle persone che vanno al lavoro, ai giovani che invece di spacciare vogliono studiare, alle ragazze che preferiscono fare le commesse piuttosto che le amanti di un qualche caid, capetto. Le citè appaiono, sono luoghi sans toit ni lois, senza tetto né legge, circondate da forze di polizia che quando intervengono lo fanno con modalità e simboli che somigliano, sono, quelle di truppe d’occupazione. E’ uno dei frutti della politica di Sarkozy quando era Ministro degli Interni con Chirac, e poi da Presidente. Di fatto tutte le polizie di prossimità, compreso il poliziotto di quartiere, sono state ridotte prima, abolite poi, perché inabili, si dice, a reggere e reprimere la violenza di massa durante le rivolte delle banlieues, e la delinquenza organizzata dopo.

    Vero è che l’uso delle armi da fuoco anche tra giovani e giovanissimi si è esteso, che la droga ha letteralmente invaso le strade delle citè. Allora l’idea è stata quella di aumentare i corpi specializzati della repressione, abbigliati come neri robocop, che troppo spesso prima picchiano, sfondano porte, tirano pallottole di gomma o peggio, poi chiedono o interrogano. Aumentando così l’odio, e incentivando l’escalation della violenza, e di fatto non separando i fenomeni delinquenziali da quelli di rivolta o contestazione, anzi accomunandoli, con una devastazione sociale che è probabilmente il peggior lascito di questi anni governati dalla destra. Perché solo a Marsiglia si tratta di centinaia di migliaia di persone, moltissime giovani, strette tra organizzazioni mafiose e repressione, dove le une e l’altra sono fondate sul medesimo principio, l’esclusione dalla libera convivenza civile. Se la sinistra vincerà le elezioni, sarà uno dei problemi non ultimi e più difficili a cui dovrà mettere mano, anzi dovrà andare in queste cités e sporcarsele, le mani.

    I personaggi

    Kamal Hassan link (Luca)
    Albert Dubnikov link (Pietro)
    Alberto Neri link (Nenzo)
    Vallis Boulanger link (Francesco)